Il luogo è un paesello delle colline a pochi minuti
di macchina da Imperia. Nell'immancabile e polverosissimo campo da bocce, c'è la
consueta scena di ogni domenica pomeriggio: due signori coi capelli bianchi
giocano a bocce. O meglio, dovrebbero, perchè in realtà il gioco è fermo ormai
da tre quarti d'ora e i due simpatici sportivi stanno discutendo animatamente
riguardo il lancio del boccino. I visi dei due atleti sono color peperone e
l'argomento del loro contendere ormai è quale ramo femminile delle rispettive
famiglie avesse maggior tradizione nell'esercizio del lavoro più antico del
mondo. Lo spettacolo vale sicuramente la pena di essere visto, grazie all'uso
articolato del dialetto ponentino mescolato con quello d'origine dei duellanti
(emiliano e veneto) e ad una mimica facciale che farebbe invidia a Jim Carey.
Giobatta ha il bar sulla piazza e ha già sistemato le sedie per far
ammirare lo spettacolo ai convenuti, per cui racconta chi sono i due personaggi
in questione, che di nome fanno Palmiro e Alcide. Nati entrambi durante la
campagna elettorale del 1948 ed emigrati entrambi qui a Ponente poco meno che
ventenni, si trovarono quindi coetanei e vicini di casa. Palmiro era figlio di
un comandante partigiano bolognese e si trasferì in Riviera a fare il meccanico
(era specializzato nell'installare e riparare motori ai frantoi), mentre Alcide
aprì una trattoria specializzata in gastronomia piemontese cioè ravioli in
quantità industriali, carrello del bollito, bagna cauda e genepy ad ogni ora e
stagione. Nel tempo libero, di fatto entrambi facevano le stesse cose:
organizzavano tombolate, mangiate, gite sociali et similia, uno per la Casa del
Popolo della vallata, l'altro per il dopolavoro parrocchiale (divenuti in
seguito due fronteggianti e rivalissimi circoli, uno dell'ARCI, l'altro
dell'ACLI)
Date le divergenti idee politiche, il divisorio che separava le loro case
venne istantaneamente chiamato "il muro di Berlino". Quando si svolgeva una
campagna elettorale, tra le due famiglie si ergeva una tensione che avrebbe reso
opportuno l'intervento dei caschi blu. Per fortuna, Alcide e Palmiro in fondo
sono dei simpaticoni e hanno passato la vita sostanzialmente a farsi degli
scherzi colossali. Dato che facevano entrambi politica con passione,
disinteresse personale e genuino ideale, e che con la stessa passione con cui
sostenevano le proprie idee, criticavano le cose che non andavano dentro le
burocrazie dei rispettivi partiti, furono entrambi emarginati dalle due
intoccabili strutture in questa lotta di paese.
La fine degli anni '80 e l'inizio dei '90 li mise entrambi in dura crisi: i
loro partiti di riferimento si trasformarono, il mondo attorno cambiava
velocemente e soprattutto i loro figli (Giovanni Paolo e Fidelina) si sposarono.
Fu uno shock per l'intera vallata e ci volle tempo per i due padri per riuscirlo
digerire, ma col tempo riuscirono a capirsi e a diventare amici. Aldo è il loro
nipotino sedicenne ed è un nostro tesserato. Ha cominciato a parlare del Partito
Democratico in casa ed ha convinto i nonni ad iscriversi con lui. Certo, hanno
litigato su chi doveva farlo prima, ma adesso sono entrambi ritornati militanti
attivi dalla stessa parte. Alcune cose non le capiscono, tipo come mai gli ex
compagni maoisti dissidenti di sinistra adesso siano diventati tutti dei bigotti
destrorsi, ma alla fin fine non è un grande problema. E la cosa strana è che nel
circolo sono sempre d'accordo, sono molto più uniti loro che i nostri dirigenti
nazionali, e questo dovrebbe far riflettere. Certo, in qualche modo devono
mantenere vivo il loro antico duello. E per questo la domenica giocano a bocce,
e nella quiete del lieve stormire di fronde di ulivi, si levano alte le grida di
Palmiro ed Alcide che litigano sul boccino o sulla linea di
lancio.